Resine, incensi e unguenti: usi antichi tra cosmesi e mummificazione
- Etnobotanica Errante
- 28 gen
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di Daniele Palmieri

Chimica e simbologia del profumo
Resine, incensi e gomme hanno sempre trovato, nell’antichità, un posto peculiare all’interno delle pratiche magiche, rituali ed erboristiche, a partire dalle loro proprietà sia olfattive sia medicamentose. Il significato simbolico del profumo deriva dalla sua realtà sottile: esso veniva sì percepito come qualcosa di materiale, in grado di agire sul corpo e sui sensi, ma allo stesso tempo vi era in esso qualcosa di etereo, volatile e divino. Si tratta dunque un materiale di confine, che si situa tra due mondi, materiale e invisibile, e che può dunque mettere in comunicazione tra loro queste realtà. L’aspetto affascinante è nella storia dell’erboristeria troviamo le medesime resine, incensi e unguenti utilizzati per adornare il corpo vivo, curare il corpo malato e preservare il corpo morto. In tutti questi casi, l’aspetto simbolico è strettamente connesso alle proprietà fitochimiche dei materiali vegetali utilizzati, per via ovviamente dei loro aromi ma anche delle proprietà antimicrobiche tipiche di resine e oli essenziali.
Teofrasto ne I profumi fu uno dei primi autori a proporre la teoria “molecolare” del profumo, sostenendo che dai materiali vegetali si separassero delle componenti invisibili all’occhio nudo ma percepibili dai sensi; ciò non si discosta molto da alcune nozioni che conosciamo, oggi, legate alla natura, ad esempio, degli olii essenziali: sostanze aromatiche costituite da terpeni volatili, in grado di interagire con i nostri sensi e i nostri recettori.
Oltre per le sue disquisizioni filosofiche attorno alla natura del profumo, I profumi di Teofrasto è un testo molto importante per la storia medicamentosa e rituale dell’erboristeria, poiché contiene diverse ricette di unguenti e oli a base di resine usati sia a scopo cosmetico sia rituale. Sulla stessa scia, anche il trattatello sui cosmetici di Ovidio, benché esso sia più specifico per l'ambito decorativo.
Tra cosmesi e mummificazione
Studiare questi testi con una prospettiva sia erboristica sia simbolica è estremamente interessante, poiché spesso le preparazioni cosmetiche sono molto vicine, nei materiali di formulazione, ad alcuni unguenti utilizzati per le mummificazioni e le conservazioni dei corpi. Tale vicinanza è dovuta a fattori di carattere sia simbolico sia chimico Per quanto riguarda l’aspetto simbolico, come accennato in precedenza, vi era l'idea nell’antichità di una vicinanza intrinseca tra il profumo, il divino e la perfezione. Non a caso, con imbalsamazione si intendeva tanto la pratica di ricoprire i cadaveri di unguenti, oli e bende per preservarli, ma anche la pratica di ricoprire i corpi degli atleti durante le gare, laddove l'olio e il profumo servivano a risaltare la prestanza fisica e rendere l'atleta stesso simile a una divinità. Il potere magico-rituale di queste sostanze era ritenuto così forte che, addirittura, nelle vecchie farmacopee greche e romane vi erano alcuni preparati che prevedevano di conservare "l'impasto" (Plinio lo chiama "strigmenta" mentre Galeno e Dioscoride "gloios") che si formava sui corpi degli atleti, composto per lo appunto da questi unguenti ma potenziati poi dal loro sangue, sudore e dalla terra su cui avevano combattuto, e a sua volta esso veniva utilizzato spalmato sul corpo per aumentare la forza fisica o per guarire botte, contusioni, fratture ecc.
Resine, incensi, unguenti anche usati in cosmesi avevano un ruolo chiave nella mummificazione all'interno del mondo Egizio. E l’uso rituale di erbe, resine e incensi anche per le tecniche di imbalsamazione dei corpi fu noto ai Greci anche attraverso la mediazione della cultura sapienziale egizia. Ad esempio, in Iside e Osiride di Plutarco si trova la ricetta del Kyphi, uno degli incensi rituali più importanti anche nel processo di mummificazione. Nel De materia medica, Dioscoride dedica un intero capitolo agli unguenti e agli oli utilizzati a scopo medicamentoso e fin dall’antichità era nota la conoscenza empirica dell’effetto antisettico, antibatterico, antifungino e in generale antimicrobico di oli essenziali, resine e gomme.
Nelle diverse tradizioni si usano soprattutto miscele di resine e sostanze bituminose sfruttandone l'effetto antisettico, antibatterico e antifungino, principalmente resine di Boswellia (incenso), Commiphora (mirra), Conifere e in alcuni casi anche catrame. Ad esempio una delle testimonianze più antiche della produzione di utilizzo di catrame vegetale sia come colla da costruzione sia, probabilmente, come sostanza medicamentosa cicatrizzante, risale agli uomini di Neanderthal, che utilizzavano il catrame di betulla prodotto a partire dalla corteccia della pianta. Tornando alla mummificazione, solitamente il corpo, oltre essere svuotato dagli organi e dalle parti molli, subiva prima un processo di "essicazione" mediante sali, ad esempio il natron (che, tra l'altro, era molto usato anche da greci e romani in cosmetica come esfoliante, sempre tornando alla relazione che ti accennavo prima tra cosmetici e mummificazione; lo si trova citato ad esempio nel trattatello di Ovidio) e allo stesso tempo di fumigazione mediante incensi. Soltanto in seguito si applicavano strati su strati di bende intrise di unguenti e resine. Una delle eccezioni interessanti in cui resine, conifere e piante tossiche non vengono utilizzate non sul corpo morto ma sul corpo vivo, è la pratica del sokushinbutsu, un rituale ascetico di alcune correnti del buddhismo che prevede la cosiddetta "automummificazione" da parte dell'asceta mediante un processo di progressiva astensione da cibi e bevande, sostituiti con aghi, resine e cortecce di conifere ma soprattutto con l'ingestione a dosi sempre crescenti del Toxicodendron vernicifluum, chiamato urushi o anche albero della lacca. Questo, oltre a essere usato per produrre una lacca con cui rivestire il legno e come antielmintico a dosi basse, veniva assunto da alcuni asceti buddhisti a dosi sempre più alte in modo da provocare un'intossicazione e un accumulo cronico nei tessuti che, in seguito alla morte, avrebbe impedito ai microrganismi di intaccare il corpo. Questa incorruttibilità veniva interpretata raggiungimento dell'immortalità e della santità da parte dell'asceta (e una eventuale decomposizione avrebbe invece mostrato il contrario).
Mummie medicamentose: quando le mummie divennero un farmaco
Tornando alle mummie egizie, uno spaccato interessante per ricostruire la storia della farmacologia antiquaria ci è stato tramandato da Matthioli, che in un passo del suo commento al De materia medica ricostruisce l'errore di traduzione dietro a un'usanza che nacque nel medioevo, ossia quella di usare letteralmente le mummie a scopo medicamentoso. Tale usanza nacque per via di un copista che tradusse, da un manoscritto arabo, il termine "mumia", usato per indicare un essudato minerale, con "mummia". Errore di traduzione che valse la scomparsa di gran parte delle mummie egiziane che dal medioevo fino almeno al 1800 furono trafugate per farle a pezzi e utilizzarle come sostanze medicamentose, o in polvere o in tintura madre. Matthioli fu uno dei primi mettere in luce l’assurdità di tale pratica e, recuperando i testi originali, fece notare ai suoi contemporanei il grave errore di traduzione descrivendo, non senza una certa nota di ironia, i suoi simili intenti nell’inutile opera di triturare e polverizzare corpi morti.
Bibliografia
Betrò, Maria Carmela. “IL KUPHI E I SUOI INGREDIENTI (I).” Egitto e Vicino Oriente, vol. 14/15, 1991, pp. 43–53. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/24233056
Matthioli, I discorsi di P. A. Mattioli. L’esemplare dipinto da Gherardo Cibo, eccellenza di arte e scienza del Cinquecento (riproduzione facsimilare dell’edizione Valgrisi, Venezia 1568), Sansepolcro, Aboca Edizioni, 2017, oppure ristampa anastatica edita da Edizioni Magna Grecia
Kozowyk, P. R. B., Baron, L. I., & Langejans, G. H. J. (2023). Identifying Palaeolithic birch tar production techniques: challenges from an experimental biomolecular approach. Scientific Reports, 13(1), Article 14727
Ovidio, Medicamina faciei femineae. Rimedi per il viso delle donne, a cura di Ginevra Latini, con testo latino a fronte, Roma, Arbor Sapientiae Editore, 2018.
Plutarco, Iside e Osiride, a cura di Marina Cavalli, Milano, Adelphi, 1985 (Piccola Biblioteca Adelphi, 179).
Teofrasto, I profumi, testo greco a fronte, a cura di Francesca Focaroli, Casarano (LE), La Vita Felice, 2009.
Vadas, Réka, “‘The Beautiful Place of Kyphi and Wine’. The Laboratory at Esna Temple”, Égypte Nilotique et Méditerranéenne, n. 13, 2020, pp. 93–132.
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